Senti un dolore all’anca che peggiora quando cammini, sali le scale o ti alzi da una sedia? Forse noti rigidità al mattino, oppure la tua andatura è cambiata senza un motivo apparente. Questi sono i segnali più tipici dell’artrosi all’anca, una delle patologie articolari più diffuse nella popolazione adulta, soprattutto dopo i 50 anni.
In questa guida trovi una spiegazione chiara di cos’è la coxartrosi, perché si sviluppa, come si riconosce e, soprattutto, come si tratta in modo efficace.
Cos’è l’artrosi dell’anca?
Definizione e anatomia
L’artrosi dell’anca, chiamata in termini clinici coxartrosi, è una malattia degenerativa cronica che colpisce l’articolazione coxofemorale, che unisce la testa del femore all’acetabolo del bacino. Il meccanismo alla base è sempre lo stesso: la cartilagine articolare, che in condizioni normali ricopre le superfici ossee fungendo da ammortizzatore, si assottiglia progressivamente fino a consumarsi del tutto.
Quando la cartilagine non è più in grado di svolgere il suo compito, le superfici ossee si sfregano direttamente tra loro, provocando dolore, infiammazione e progressiva limitazione del movimento. Con il tempo, l’osso reagisce a questo stress formando sporgenze ossee chiamate osteofiti, che peggiorano ulteriormente la funzionalità dell’articolazione.
L’artrosi all’anca è la forma di artrosi degli arti inferiori più comune dopo quella del ginocchio, e rappresenta una delle principali cause di ricorso all’intervento di protesi d’anca.
Artrosi anca: quanti gradi esistono?
La coxartrosi si classifica in quattro gradi radiografici, detti gradi di Kellgren-Lawrence:
- Grado 1 (dubbia): minimo restringimento dello spazio articolare, possibile presenza di piccoli osteofiti. Spesso ancora asintomatica.
- Grado 2 (lieve): restringimento moderato, osteofiti definiti. Compaiono i primi sintomi intermittenti.
- Grado 3 (moderata): restringimento marcato, osteofiti multipli, inizio della deformazione ossea. Dolore frequente e limitazione funzionale.
- Grado 4 (grave): spazio articolare quasi assente, deformazione ossea importante, anca artrosica con grave compromissione del movimento. In questa fase si valuta l’intervento chirurgico.
Cause e fattori di rischio della coxartrosi
L’artrosi alle anche raramente ha una causa unica. È quasi sempre il risultato di più fattori che si sommano nel tempo:
Cause primarie
- Età: è il fattore di rischio più importante. La prevalenza dell’artrosi dell’anca aumenta significativamente dopo i 50 anni, e ancora di più dopo i 60-65. L’invecchiamento riduce la capacità di rigenerazione della cartilagine.
- Predisposizione genetica: chi ha familiari di primo grado con artrosi alle anche ha un rischio significativamente più alto di svilupparla a sua volta.
- Sesso femminile: le donne sono colpite dalla coxartrosi più frequentemente degli uomini, in particolare dopo la menopausa. Le variazioni ormonali influenzano la qualità del tessuto cartilagineo.
- Sovrappeso e obesità: ogni chilo in eccesso aumenta il carico sull’articolazione dell’anca durante la deambulazione. Perdere anche solo il 10% del peso corporeo riduce sensibilmente i sintomi dell’artrosi all’anca.
Cause secondarie
In alcuni casi la coxartrosi è secondaria a una condizione preesistente:
- Displasia congenita dell’anca: un’anomalia nello sviluppo dell’articolazione che, anche se corretta in età infantile, predispone a lungo termine all’artrosi all’anca.
- Traumi pregressi: fratture del femore, lussazioni o distorsioni importanti dell’anca che hanno alterato la normale biomeccanica articolare.
- Necrosi avascolare della testa del femore: riduzione dell’afflusso sanguigno alla testa del femore, che porta alla morte del tessuto osseo e successivamente all’artrosi dell’anca.
- Attività sportive o lavorative ad alto impatto: sport, come la corsa su lunga distanza, il calcio o il rugby, o lavori che richiedono di stare in piedi molte ore su superfici dure, aumentano il rischio di sviluppare artrosi alle anche in età più precoce.
- Malattie reumatiche: artrite reumatoide, gotta e altre patologie infiammatorie sistemiche possono danneggiare la cartilagine articolare favorendo l’anca artrosica.
Sintomi dell’artrosi all’anca
Il sintomo principale è il dolore all’anca, ma le sue caratteristiche cambiano in base allo stadio della malattia. Nelle fasi iniziali è intermittente e compare soprattutto dopo un’attività fisica intensa o prolungata, per poi scomparire a riposo. Con il progredire della coxartrosi, il dolore diventa più continuo, presente anche durante le attività quotidiane come camminare, salire le scale o alzarsi da una sedia.
Nelle fasi più avanzate, il dolore all’anca può comparire anche a riposo e, in alcuni casi, di notte, ostacolando il sonno e riducendo significativamente la qualità della vita.
Dove si sente il dolore?
Il dolore all’anca ha una localizzazione tipica: inguine profondo, lato esterno dell’anca e gluteo. In molti casi si irradia lungo la coscia fino al ginocchio, e questo porta spesso a confonderlo con problemi al ginocchio stesso o con una sciatalgia. Quando il dolore alla coscia o al ginocchio non ha una spiegazione locale, è sempre opportuno valutare lo stato dell’anca artrosica.
Altri sintomi della coxartrosi
Oltre al dolore, l’artrosi dell’anca si manifesta con:
- Rigidità mattutina: difficoltà a muoversi nelle prime ore del giorno, che tende a migliorare dopo i primi movimenti ma peggiora con il progredire della malattia.
- Riduzione del range di movimento: le prime limitazioni riguardano la rotazione interna dell’anca, poi progressivamente la flessione e l’abduzione. Chi ha l’artrosi all’anca nota difficoltà ad allacciarsi le scarpe, ad entrare e uscire dall’auto o a incrociare le gambe.
- Scricchiolio o crepitio: sensazione di “sabbia nell’articolazione” o rumori durante il movimento.
- Alterazione dell’andatura: zoppia, riduzione della lunghezza del passo, tendenza a inclinare il tronco verso il lato malato per ridurre il carico sull’anca.
- Atrofia muscolare: i muscoli della coscia e del gluteo si indeboliscono progressivamente per ridotto utilizzo, aggravando l’instabilità dell’articolazione.
Diagnosi dell’artrosi all’anca
La diagnosi di artrosi all’anca inizia con una visita specialistica ortopedica. Il medico raccoglie la storia del paziente e poi esegue una serie di test clinici per valutare il range di movimento, la forza muscolare e la presenza di compensi posturali. Il test FABER (flessione, abduzione, rotazione esterna) e il test FADIR (flessione, adduzione, rotazione interna) sono tra i più utilizzati per identificare il coinvolgimento articolare.
Esami strumentali
- Radiografia dell’anca: è l’esame di primo livello. Permette di valutare il restringimento dello spazio articolare, la presenza di osteofiti e il grado di coxartrosi secondo la classificazione di Kellgren-Lawrence.
- Risonanza magnetica (RM): indicata quando si sospetta una patologia dei tessuti molli associata — come una lesione del labbro acetabolare — o quando i sintomi non sono spiegati dalla sola radiografia.
- Ecografia: utile per valutare l’eventuale presenza di versamento articolare o di patologie tendinee associate.
Trattamenti per l’artrosi dell’anca
La coxartrosi non si può invertire: la cartilagine consumata non si rigenera. L’obiettivo del trattamento è rallentare la progressione della malattia, ridurre il dolore e mantenere il massimo livello di funzionalità possibile. Nella grande maggioranza dei casi si inizia sempre con un approccio conservativo.
Fisioterapia per l’artrosi anca
La fisioterapia per l’artrosi d’anca è il cardine del trattamento conservativo ed è supportata da solide evidenze scientifiche. Un programma fisioterapico personalizzato agisce su più livelli contemporaneamente:
- Esercizio terapeutico: il rinforzo dei muscoli stabilizzatori dell’anca riduce il carico sull’articolazione durante la deambulazione. Gli esercizi in acqua (idrokinesiterapia) sono particolarmente indicati nelle fasi più dolorose perché consentono di lavorare sull’articolazione con un carico ridotto.
- Terapia manuale: tecniche specifiche sulla capsula articolare e sui tessuti molli circostanti per migliorare la mobilità residua e ridurre la rigidità.
- Educazione del paziente: imparare a gestire le attività quotidiane in modo da non sovraccaricare l’anca artrosica, scegliere le calzature giuste, modificare l’ambiente domestico per ridurre le sollecitazioni inutili.

Farmaci
- Antinfiammatori non steroidei (FANS): paracetamolo e ibuprofene in forma orale o topica (gel, cerotti) sono i farmaci di prima scelta per gestire le fasi acute del dolore all’anca. Vanno sempre assunti su indicazione medica, specialmente se usati per periodi prolungati.
- Condroprotettori: glucosamina e condroitina solfato sono integratori che, in alcuni pazienti, contribuiscono a rallentare la degenerazione cartilaginea e a ridurre il dolore, anche se le evidenze scientifiche non sono ancora conclusive.
Infiltrazioni
- Cortisone intra-articolare: efficace per ridurre rapidamente il dolore e l’infiammazione nelle fasi più acute dell’artrosi all’anca. L’effetto è temporaneo (settimane-mesi) e il numero di infiltrazioni è limitato per evitare effetti negativi sulla cartilagine residua.
- Acido ialuronico: la viscosupplementazione migliora le proprietà lubrificanti del liquido sinoviale e può ridurre il dolore d’anca nei pazienti con coxartrosi di grado lieve-moderato.
- PRP (plasma ricco di piastrine): opzione più recente con risultati promettenti, in grado di stimolare processi antinfiammatori e potenzialmente protettivi sulla cartilagine.
Chirurgia
L’intervento chirurgico si valuta quando i trattamenti conservativi non garantiscono più una qualità di vita accettabile. L’artroprotesi totale d’anca è oggi uno degli interventi ortopedici più eseguiti al mondo, con tassi di successo molto elevati e aspettativa di vita dell’impianto di 15-25 anni. Dopo l’intervento, il percorso di riabilitazione protesi anca è determinante per il risultato finale.
Domande frequenti (FAQ) sull’artrosi d’anca
Qual è la differenza tra artrosi e artrite dell’anca?
Sono condizioni diverse. L’artrosi dell’anca è una malattia degenerativa da usura della cartilagine, tipicamente legata all’età. L’artrite è invece una malattia infiammatoria autoimmune che colpisce la membrana sinoviale dell’articolazione. Entrambe causano dolore all’anca, ma hanno meccanismi, trattamenti e prognosi differenti.
L’artrosi alle anche può regredire?
No: la cartilagine articolare consumata non si rigenera. Tuttavia, con un trattamento adeguato, come un percorso fisioterapeutico, è possibile rallentare significativamente la progressione della malattia, ridurre il dolore e mantenere un buon livello funzionale per molti anni.
Quando si decide di operare l’anca artrosica?
La decisione chirurgica si basa su un insieme di fattori: entità del dolore (specialmente se presente anche a riposo e di notte), grado di limitazione funzionale, risposta alle terapie conservative e qualità della vita del paziente. Non esiste un’età minima o massima: si opera quando i benefici dell’intervento superano i rischi e il trattamento conservativo non è più sufficiente.
La fisioterapia all’anca serve anche nei gradi avanzati?
Sì, anche in presenza di coxartrosi grave. La fisioterapia non può riparare la cartilagine, ma può ridurre il dolore, mantenere la mobilità residua, rinforzare i muscoli e migliorare la qualità del passo. Nei pazienti in lista d’attesa per la protesi, un buon condizionamento muscolare pre-operatorio migliora significativamente il recupero post-chirurgico.
C’è una correlazione tra artrosi dell’anca e mal di schiena?
Sì, ed è molto frequente. L’anca artrosica modifica la biomeccanica dell’intero arto inferiore e della pelvi, generando compensi posturali che si ripercuotono sulla colonna lombare. Spesso chi ha la coxartrosi sviluppa anche lombalgia cronica. Trattare l’anca migliora quasi sempre anche i sintomi lombari.
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