La lesione dei tendini estensori della mano è un infortunio più frequente di quanto si pensi: basta un taglio, un trauma diretto o un movimento brusco per compromettere la capacità di estendere (raddrizzare) un dito. Quando succede, la gestione corretta non è solo “curare la ferita”, ma impostare un percorso preciso che unisce eventuale intervento e riabilitazione per recuperare movimento, forza e controllo.
In breve
- I tendini estensori scorrono sul dorso della mano, appena sotto la pelle: per questo sono vulnerabili a tagli e traumi diretti.
- Sintomo guida: impossibilità di estendere uno o più dita (o estensione molto debole), con dolore e gonfiore dorsale.
- Dopo la sutura (tenorrafia) la riabilitazione è fondamentale per evitare rigidità e aderenze.
Cosa sono i tendini estensori della mano (dita e polso)
I tendini estensori della mano sono sottili e robusti “cavi biologici” che collegano i muscoli dell’avambraccio alle dita e al polso. La loro funzione è permettere l’estensione: sollevare le dita, stendere la mano e riportare il polso verso l’alto.
Si trovano sul dorso della mano, subito sotto la pelle: questa posizione li rende particolarmente esposti in caso di tagli o traumi diretti.
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Tipologie di lesione dei tendini estensori e sintomi
Le lesioni dei tendini estensori possono essere:
Lesioni da taglio
Quando un oggetto affilato incide il dorso del dito o della mano, interrompendo completamente il tendine.
Lesioni da strappo o avulsione
Un movimento brusco può causare il distacco del tendine dalla sua inserzione. Il caso più famoso è il dito a martello (mallet finger), dove non è più possibile estendere l’ultima falange.
Lesioni da schiacciamento
Tipiche di traumi lavorativi o sportivi.
Sintomi tipici
- Impossibilità di estendere uno o più dita
- Gonfiore e dolore sul dorso della mano
- Deformità del dito
- Difficoltà nelle attività di precisione
- Sensazione di “dito morto” o debolezza
Diagnosi e trattamento iniziale
La diagnosi viene fatta con valutazione clinica e, quando necessario, ecografia o radiografia (per escludere fratture associate).
Trattamento conservativo (quando si può)
Il trattamento conservativo è possibile solo in alcuni casi specifici:
- mallet finger senza frattura significativa
- lesioni parziali del tendine
In queste situazioni l’estensione del dito è limitata ma ancora presente: si può utilizzare un tutore che mantiene il dito esteso per diverse settimane.
Trattamento chirurgico e tenorrafia del tendine estensore
Il trattamento chirurgico si esegue quando:
- il tendine è completamente reciso
- la lesione riguarda più zone
- c’è perdita totale di estensione
- sono presenti ferite contaminate (infette) o schiacciamenti
Il chirurgo ricostruisce o sutura il tendine (questa sutura viene spesso chiamata tenorrafia del tendine estensore). Da questo momento la riabilitazione diventa fondamentale per evitare rigidità e aderenze.
In alcuni casi, essendo “come un elastico in tensione”, se la rottura è completa il tendine può risalire verso l’avambraccio allontanandosi dalla zona della lesione: in questi casi si dice che il tendine si è retratto.
Riabilitazione dopo l’intervento: il percorso completo (0–12+ settimane)
La riabilitazione dei tendini estensori richiede precisione, progressione graduale e monitoraggio costante. I protocolli variano a seconda della zona lesionata (Zone I–VIII), ma il principio è sempre lo stesso: proteggere la sutura e recuperare movimento in sicurezza.
Fase 1 – Protezione e mobilità guidata (0–3 settimane)
Obiettivo: proteggere la sutura ed evitare aderenze precoci senza stressare il tendine.
Si indossa un tutore statico con polso e dita estese, rimosso solo durante la terapia.
In seduta si eseguono: movimenti passivi delicati, “tapping” dell’estensione, attivazione minima assistita e gestione dell’edema con massaggio e corretto posizionamento della mano.
Fase 2 – Mobilità attiva protetta (3–6 settimane)
Si inizia a riattivare il movimento controllato. Il tutore rimane, ma si rimuove per brevi esercizi guidati: estensioni attive all’interno del tutore, flesso-estensioni controllate delle articolazioni non coinvolte, “tendon gliding” molto delicati ed esercizi di coordinazione tra polso e dita.
Fase 3 – Recupero funzionale (6–10 settimane)
Quando il tendine ha sufficiente resistenza si passa a un lavoro più attivo: estensioni a resistenza minima, esercizi di destrezza (palline morbide, elastici, pinze leggere), rinforzo progressivo degli estensori e coordinazione mano-occhio. Il tutore si usa solo in attività a rischio o di notte.
Fase 4 – Ritorno al gesto e rinforzo avanzato (10–12+ settimane)
Si lavora sul gesto specifico: presa piena, apertura della mano con forza, movimenti rapidi di estensione, uso di strumenti di lavoro e attività sportive leggere. Il fisioterapista adatta gli esercizi al lavoro e alle passioni del paziente (musicista, artigiano o sportivo).
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Complicanze più frequenti e come evitarle
- Rigidità articolare: la più comune; si previene con mobilizzazioni precoci e graduali.
- Aderenze tendinee: il tendine può “incollarsi” ai tessuti circostanti impedendo lo scorrimento; il lavoro guidato nelle prime settimane è decisivo.
- Perdita di estensione: può accadere se il tutore non è indossato correttamente o se gli esercizi non sono eseguiti secondo protocollo; un fisioterapista specializzato riduce enormemente questo rischio.
FAQ – Domande frequenti
Che cos’è il mallet finger?
Il mallet finger (o “dito a martello”) è una lesione del tendine estensore a livello dell’ultima falange: il tendine non riesce più a estendere la punta del dito, che rimane piegata. In molti casi deriva da un trauma improvviso (es. impatto sulla punta del dito) e può essere trattato con tutore in estensione per alcune settimane, secondo indicazione specialistica.
Quali sono i sintomi di una lesione del tendine estensore? Impossibilità (o grande difficoltà) a estendere uno o più dita, dolore e gonfiore dorsale, possibile deformità e debolezza nelle attività di precisione.
Cos’è la tenorrafia del tendine estensore? È la sutura/ricostruzione chirurgica del tendine quando è completamente reciso o la lesione è complessa. Dopo l’intervento, la riabilitazione è fondamentale.
Rottura tendine estensore dito medio (o indice/pollice): cosa comporta? Il segno guida è la riduzione o perdita dell’estensione del dito coinvolto. La gestione (tutore o chirurgia) dipende dal tipo di lesione e dalla valutazione clinica/strumentale.
Quanto dura la riabilitazione dopo la riparazione dei tendini estensori? Il percorso è progressivo e spesso si articola in fasi: 0–3 settimane protezione, 3–6 attivazione protetta, 6–10 recupero funzionale, 10–12+ ritorno al gesto.Se hai subito una lesione dei tendini estensori o hai appena fatto l’intervento, contattaci: costruiremo un percorso riabilitativo personalizzato, sicuro e orientato al recupero completo della tua mano.
